OMELIA a Colle Don Bosco

 

 di Mons. Giuseppe VERUCCHI

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (8,1-7.11-13)

 “Fratelli, la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l’amore edifica. Se qualcuno crede di conoscere qualcosa, non ha ancora imparato come bisogna conoscere. Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto.

Riguardo dunque al mangiare le carni sacrificate agli idoli, noi sappiamo che non esiste al mondo alcun idolo e che non c’è alcun dio, se non uno solo. In realtà, anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo che sulla terra – e difatti ci sono molti dèi e molti signori –, per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui.

Ma non tutti hanno la conoscenza; alcuni, fino ad ora abituati agli idoli, mangiano le carni come se fossero sacrificate agli idoli, e così la loro coscienza, debole com’è, resta contaminata.

Ed ecco, per la tua conoscenza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello”.

 

Il messaggio della prima lettura mi sembra molto attuale. In un tempo in cui c’era la fede negli idoli e ad essi si facevano sacrifici, si pensava che chi mangiasse la carne offerta in sacrificio all’idolo condividesse la fede dell’idolo stesso. Quindi ai cristiani non era lecito mangiare questa carne perché chi è debole nella fede se vedeva un cristiano mangiare la carne offerta agli idoli si scandalizzava perché pensava che quella persona sfosse doppia: dice di essere cristiano ma poi si mescola, si unisce agli idoli. Paolo dice: ‘Dal momento che tutti i cibi sono stati creati da Dio sono buoni, quindi io posso mangiare qualsiasi tipo di carne perché io non credo agli idoli’. Io potrei mangiare perché oggettivamente quella carne è carne donata da Dio per essere mangiata. Ma se il mio gesto, pur essendo buono, lecito, è un motivo di contro testimonianza per il cristiano debole,  ovvero se io mangio la carne e il cristiano debole pensa che io tradisco il Signore, allora Paolo dice ‘non mangerò carne in eterno perché non voglio scandalizzare il mio fratello’.

Oggi il problema della carne non si pone più, ma si pone il problema di tantissimi atti e scelte che facciamo ogni giorno.

Il cristiano può frequentare qualsiasi ambiente, leggere qualsiasi libro e può dire ‘a me non fa male, io non faccio del male’; la frase che comunemente viene detta è “che male c’è!?”. Riflettiamo un momento: non è sufficiente che non ci sia alcun male. Se io compio un’azione e chi mi vede può pensare che io tradisca il Signore io, vescovo, prete, laico, non la devo fare. Se la facessi potrei far inciampare nel cammino di fede un fratello, una sorella.

Faccio l’esempio di due giovani fidanzati, che vanno in vacanza insieme perché dicono: “Tanto non facciamo nulla di male”. Ma capite che cosa pensa e dice la gente?! Faccio solo questo esempio ma ce ne sarebbero tanti altri; tanti esempi anche per noi preti, consacrati … come è facile dire ‘non c’è niente di male’!

Vai adagio nel pensare che non ci sia nulla di male. Sì, potrebbe essere un’azione oggettivamente buona, ma se scandalizza bisogna fare in modo che lo scandalo non avvenga.

 

Dal vangelo di Luca  (Lc 6,27-38)

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».       

Nel brano di Luca si dicono alcune novità evangeliche che vorremmo cancellare.

Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male, pregate per coloro che vi trattano male”.

Forse riusciamo a pregare per coloro che ci trattano male, ma dire bene di quelli che ci calunniano!

“A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra”. Quindi non reagire con la stessa moneta! Non reagire secondo la logica del mondo, come sono solite reagire le persone.

“A chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica”.

Ma Signore che cosa mi dici!

Qual’era il comportamento delle persone all’epoca di Gesù? Vigeva la legge del ‘taglione’ che era già un passo avanti rispetto alla legge della ‘giungla’, cioè del restituire il doppio del male ricevuto. Secondo la legge del taglione, dal latino ‘talis-qualis’ cioè uguale, ricevo un torto e io te lo restituisco tale-quale.

Ma Gesù porta una logica  nuova, indica una strada nuova: la logica del vangelo!  “Fai agli altri ciò che tu desideri che gli altri facciano a te” che viene chiamata la ‘regola d’oro’. Ma Gesù va anche oltre questa regola e ci propone una linea di condotta che con le nostre sole forze non riusciamo a vivere. Come facciamo ad amare i nostri nemici con la natura umana segnata dal peccato, con la mente indebolita, con la volontà resa più fragile? Come faccio a dire bene di chi mi fa del male, mi rovina, distrugge la mia famiglia!?

Familiari del Clero, se dicono una calunnia sul vostro prete voi dite bene di quelle persone? Suppongo di no. Allora come facciamo? La strada che Gesù propone è bellissima, ma talmente alta che con le nostre sole forze  umane non ce la facciamo.

Ci viene in aiuto una frase di Gesù che ci riporta Giovanni: “Amatevi come Io vi ho amati”.

Stiamo ancora parlando di un amore altissimo; però quella parola di Gesù non vuol dire solo ‘amatevi come’ ma anche ‘amatevi con l’amore con cui Io vi ho amati’. Gesù ci dà l’esempio ma ci dà anche  la forza di amare come Lui. Dunque Gesù non è soltanto colui che ci indica delle idee, dei valori da vivere; Gesù ci dona anche la grazia, il perdono, lo Spirito Santo, una forza soprannaturale per cui la nostra forza umana viene rafforzata. Gesù non si è solo rivelato, il Signore si è anche donato.

Siamo qui a Colle don Bosco per ricordare mamma Margherita e San Giovanni Bosco; abbiamo visitato il Sermig e le testimonianze credo ci abbiano impressionato. Non siamo andati al Cottolengo e poi ce ne sarebbero altri: il Murialdo, il Cafasso…

Ma come hanno fatto a fare quello che hanno fatto? Cosa abbiamo trovato in tutti questi Santi?  Persone che vivevano in grazia di Dio, che si confessavano, che partecipavano all’Eucarestia; persone che ricevevano non solo le idee – la Sacra Scrittura – ma anche i sacramenti. La Sacra Scrittura ci dice: la strada è quella; i sacramenti ci danno la forza per vivere quella strada indicata da Gesù. Preghiera, sacramenti!

In questi giorni abbiamo colto idee molto belle ma voglio sottolineare che quei valori molto belli che abbiamo visto vissuti in mamma Margherita, in San Giovanni Bosco e altri, sono stati vissuti da delle persone che hanno accolto la vita nuova che Gesù ha portato e donato. Vita che riceviamo dalla Parola e dai sacramenti, compresa la confessione! Amatevi ‘come’: è una parolina estremamente importante. In greco vuol dire sia ‘come’ che ‘con’ il mio amore.

Quindi amare è possibile perché il Signore ci dona il suo amore.