RICORDI DI TEMPI LONTANI

di Mons. Primo Gasparini *

L’ Associazione Nazionale Familiari del Clero compie vent’anni; la figura della “familiare del clero, invece, ha compiuto già venti secoli. Perché si può ben dire che la Vergine Maria è stata la familiare santissima del sommo ed eterno sacerdote Gesù: il Santo Padre Giovanni Paolo II ha riconosciuto in lei “la familiare di Nazaret”.

Noi, comunque, non intendiamo ripercorrere ora i duemila anni che ci separano da quelle origini remote, anche perché sono state ben poche le familiari note e ricordate: soltanto alcune mamme e sorelle di sacerdoti santi o loro vicine collaboratrici.

Noi ci limitiamo a riandare, e solo fugacissimamente, quella che si può chiamare la pre-istoria della Associazione attuale, che riteniamo iniziata esattamente alla metà del secolo appena concluso, e gli inizi della sua vera e propria storia. Chi racconta qui, frugando nei meandri della propria memoria, fu il primo Assistente Ecclesiastico Nazionale; altri testimoni autorevoli, poi, aggiungeranno su queste pagine i loro ricordi, certamente non meno preziosi.

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Era finita da poco la seconde guerra mondiale e stavano prendendo l’avvio le grandi trasformazioni del mondo moderno. Si trasformavano anche le famiglie, persino le famiglie cristiane: non più ormai, numerose e patriarcali, ma sempre più ridotte, spesso fino ad unico figlio. Diminuivano, di conseguenza, le vocazioni sacerdotali; parallelamente, diventava sempre più difficile trovare una sorella od una parente che volesse affiancarsi ad un sacerdote per condividere con lui ideali e fatiche: quand’anche sorelle o parenti ci fossero, nuovi impieghi e nuove carriere attiravano ormai le giovani donne.

Ma, come solitamente avviene, al calo della quantità corrispondeva la crescita della qualità. Le familiari del clero, sempre meno numerose, diventavano sempre più consapevoli di essere chiamate a svolgere un nobile ministero ecclesiale e di doversi proporre, perciò, elevati traguardi di santificazione e di apostolato.

Fu così che, nei primi “anni cinquanta” ed esattamente dal 1930 in poi, queste brave familiari, in Italia come in diverse altre nazioni, incominciarono ad avvertire il bisogno di associarsi, per poter insieme studiare ed approfondire il significato del proprio lavoro e quindi meglio corrispondere alla propria vocazione.

Sorsero quasi contemporaneamente, come in paesi stranieri, anche in parecchie diocesi italiane, specie nelle più vaste e più organizzate, gruppi di familiari del clero, non convocati dalla autorità ecclesiastica, ma formatisi spontaneamente ad iniziativa delle stesse persone interessate.

L’anno 1952 sembra essere stato, in proposito, il più fecondo e più costruttivo. Nacque allora la rivista “Maria e Marta”, voluta da Monsignor Giovanni Strazzacappa, un vulcanico sacerdote padovano che pensò di collegare con quel foglio periodico il gruppo già attivo nella sua grande diocesi con gli altri che si andavano formando in diverse regioni e di offrire a tutti un sussidio sostanzioso e continuativo di formazione spirituale e professionale. Nel medesimo anno incominciavano a riunirsi a Milano, presso una accogliente casa religiosa e sotto la guida di un esperto padre spirituale, le mamme dei sacerdoti più giovani e le familiari dei canonici del Duomo, le quali davano così, inconsapevolmente, l’avvio a quella che sarebbe stata l’associazione diocesana più numerosa, dotata anch’essa di una rivista mensile dal titolo “La casa sul monte”.

Mons. Strazzacappa (a ds) con un missionario ed una Familiare
Mons. Strazzacappa (a ds) con un missionario ed una Familiare

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Pochi anni dopo, nel 1963, moriva improvvisamente Monsignor Strazzacappa, che nel frattempo aveva cercato di mettere in contatto tra loro, a livello regionale, i gruppi sorti in Piemonte, nel Veneto ed in Sicilia; l’Arcivescovo Arrigo Pintonello assumeva al suo posto la direzione di “Maria e Marta”. Intanto, l’associazione milanese si era articolata in parecchie sezioni locali, estendendosi pure alle diocesi di Como e di Lugano.

A questo punto, il problema di riunire, formare ed assistere le familiari del clero veniva fatto proprio dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ormai lo riconosceva come un serio e importante problema ecclesiale. In quel medesimo tempo, un caso fortuito, o piuttosto una disposizione della Provvidenza, volle che i responsabili milanesi incontrassero alcuni dirigenti delle altre associazioni e, nell’occasione, gli uni e gli altri, quasi per una ispirazione venuta dall’alto, si ponessero questo interrogativo: non potremmo, tutti noi, unire le nostre forze e d’ora innanzi camminare insieme?

L’attuale Vescovo di Mantova Monsignor Egidio Caporello, allora Sottosegretario della C.E.I., era stato incaricato di affrontare seriamente la questione. Egli, con felice intuizione, seppe cogliere il momento opportuno per fondare “ex novo” una grande Associazione Nazionale: convocò più e più volte a Roma alcuni sacerdoti ed alcune familiari che già si stavano occupando della cosa nelle proprie rispettive regioni, invitandoli a porre insieme le basi per una nuova rivista e addirittura per la nuova struttura associativa, l’una e l’altra destinate a diffondersi in tutta la Chiesa italiana.

Quel gruppo di studio, o “comitato promotore”, continuò a radunarsi ripetutamente, tra il 1979 e il 1981, intorno al grande tavolo del Consiglio Episcopale Permanente nella sede romana della C.E.I., mentre gruppi analoghi si andavano costituendo qua e là come Consigli Regionali provvisori. Quegli incontri, per la verità, non furono sempre tranquilli né facili, specialmente a livello nazionale: si sa, infatti, che l’Italia è molto lunga ed ospita perciò tradizioni e mentalità assai diverse. Qualche riunione fu quasi tempestosa e sembrò che segnasse il blocco delle trattative. Ma ben presto prevalse il buon senso e meglio ancora si manifestò la grazia illuminante del Signore: superata ogni divergenza, si continuò volonterosamente a lavorare insieme.

Si poté così dare l’avvio, nel Gennaio 1981, alla nuova rivista dal semplice titolo “Familiari del Clero”, la quale nasceva sotto i migliori auspici, essendo affidata alla direzione abilissima di Monsignor Ulderico Gamba, giornalista e scrittore padovano, che per motivi di salute, nel 1993, ne avrebbe trasmesso la gravosa responsabilità alla eccellente direttrice attuale, Professoressa Giacomina Falcone, mentre della amministrazione e della distribuzione si prende cura tanto sollecitamente, dalle origini ad oggi, Monsignor Guido Galeazzo, pure di Padova, con alcuni ottimi collaboratori.

Avviata così felicemente la rivista, si doveva ideare e realizzare la struttura della associazione. Il comitato promotore diresse pertanto i propri sforzi alla redazione di uno statuto: se ne stilarono diverse bozze, sempre correggendo e perfezionando, anche con l’aiuto di qualche canonista esperto, ed in pochi mesi si giunse alla definitiva stesura. Questa fu presentata dal Segretario Generale Monsignor Maverna alla Presidenza della C.E.I., che il 17 Febbraio 1982 vi concesse la sua approvazione. L’Associazione Nazionale Familiari del Clero era nata!

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In questa data memorabile si passa dalla pre-istoria alla storia: l’Associazione incomincia a muovere i primi passi. E li muove in felice coincidenza con un avvenimento di vaste proporzioni; il pellegrinaggio mondiale delle Familiari del Clero, indetto dalla “Fédération Internationale des Aides au Prêtre”, un organismo che era sorto da poco nell’Europa Centrale per stabilire un collegamento tra le collaboratrici dei sacerdoti di ogni parte del mondo e che, partito dalla Francia e dalla Germania, si era già esteso in diverse nazioni, con qualche propaggine persino in Giappone e nel Madagascar.

Il grande convegno ha il suo svolgimento a Roma dal 20 al 23 Aprile e la neonata associazione italiana fa appena in tempo ad inserirvi una sua non trascurabile rappresentanza. Alcune centinaia di familiari arrivano dal Nord e dal Sud e si mettono al collo un bel foulard azzurro (giacché ogni gruppo nazionale è distinto da un proprio colore) per intervenire alle solenni celebrazioni liturgiche in lingue diverse e alla desiderata udienza del Santo Padre Giovanni Paolo II; poi, nella stessa immensa aula dedicata a Paolo VI, partecipano alla festa internazionale, allineando ai molti canti stranieri il nostro “Laudato sii, mi Signore”, accolto da applausi scroscianti. E proprio lì, nel luogo augusto delle udienze pontificie, avviene l’episodio singolare e inatteso che è ricordato anche in un angolo di questa pagina: l’Associazione esce dal Vaticano ormai dotata del suo governo centrale: le sono stati dati una Presidente ed un Assistente Ecclesiastico, ufficialmente incaricati di dar vita, entro un anno, alla struttura organizzativa che lo statuto prevede.

Nel 1984 l’Associazione Familiari del Clero è stata ammessa a far parte della Consulta Nazionale dell’Apostolato dei Laici.

NOMINE SUL CAMPO

Vaticano, Aula Paolo VI, 22 Aprile 1982, ore 15. Sta iniziando la gioiosa e variopinta festa internazionale delle Familiari del Clero: sono migliaia, provenienti da quattordici nazioni. Prima che si apra la serie dei canti e dei discorsi una voce dagli altoparlanti ripete in molte lingue l’invito: “Vengano sul palco la Presidente e l’Assistente Ecclesiastico di ciascuna Associazione Nazionale”. Gli italiani e le italiane si guardano in faccia stupiti, sapendo che la loro Associazione, nata solo da qualche settimana, non è ancora dotata di un governo. Ma subito interviene Monsignor Caporello, Segretario della C.E.I., che comanda con cortese violenza alla Signorina Benigni e a Don Gasparini: “Andate sul palco! Tocca a voi! Tocca a voi!”. E così i due malcapitati, promossi inopinatamente come eroi sul campo, si trovano di colpo al vertice della Associazione. Un anno dopo verranno riconfermati per un quinquennio, con regolare elezione.

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I due poveretti, gravati della nuova responsabilità, cioè la Signorina Maria Grazia Benigni, recentemente scomparsa, ed il sottoscritto, non ancora defunto, prima di lasciare Roma decidono di ritrovarsi, pochi giorni dopo, per studiare il da farsi. E così fanno, nel successivo Maggio, incominciando il nuovo lavoro con l’indirizzare una lettera di ringraziamento (riportata a pagina 10) al benemerito Monsignor Caporello ed una circolare a tutti i Vescovi italiani, ai quali presentano l’associazione e chiedono informazioni e suggerimenti e direttive per poter dare sviluppo ai nuclei già esistenti e poterne fondare di nuovi nelle diocesi ancora sprovviste. Incomincia così un fitto scambio di corrispondenza, non solo con i Vescovi ma altresì con i sacerdoti e le familiari da loro incaricati come responsabili dei gruppi diocesani. Questi gruppi poi sorgono, si uniscono a livello regionale, accolgono e diffondono la rivista, sempre più apprezzata, ed arrivano ben presto ad organizzare riuscitissimi incontri, convegni, ritiri e corsi di esercizi spirituali nelle diverse zone e regioni. Il 14 ottobre dello stesso anno ‘82 l’Associazione Nazionale si costituisce anche civilmente, con atto notarile rogato a Vicenza, mentre il 23 Giugno 1983 si riunisce a Roma il primo Consiglio Nazionale, formato dalle Coordinatrici Regionali; negli anni immediatamente successivi si possono contare in Italia già oltre cento Associazioni Diocesane ben funzionanti. La rivista “Familiari del Clero”, a sua volta, raggiunge e supera la tiratura di cinquemila copie mensili.

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I dirigenti centrali, naturalmente, devono improvvisarsi viaggiatori lungo tutta la penisola e le due grandi isole italiane per poter incontrare le molte associate: il mio diario di quegli anni registra circa duecentocinquanta viaggi in auto, in treno o in aereo, compresi due all’estero, cioè a Vienna e a Magonza, per partecipare alle riunioni del Consiglio Internazionale; indimenticabili, tra tutti quegli spostamenti, i grandiosi convegni nazionali di Milano (4 Maggio 1983), di Loreto (18 Maggio 1988) e di Roma (3 Settembre 1993).

Queste fatiche hanno contribuito certamente a fiaccare la salute cagionevole della buona Signorina Benigni, che ha dovuto lasciare anzitempo la presidenza nazionale, trovando però un’ottima continuatrice nella generosa e vivace Signorina Pina Marmiroli, che dal 1987 al 1998 ha saputo imprimere un forte ritmo di crescita numerica e qualitativa alla intera Associazione, il cui Consiglio Nazionale si è rinnovato ad ogni quinquennio ed ha pure aggiornato due volte lo statuto con l’approvazione della C.E.I.

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Siamo giunti così alla piena attualità, alla quale io non appartengo e che perciò non posso raccontare. Oggi, infatti, l’Associazione, che ormai raccoglie non soltanto donne ma anche uomini, è guidata dalla Presidente Nazionale Signorina Maria Pia Spadoni, che sa trasfondere nelle migliaia di associati la sua alta carica di spiritualità, affiancata dalla zelante Segretaria Signora Aide Cesena e sostenuta dall’esuberante ed infaticabile Assistente Ecclesiastico Monsignor Paolo Masperi, che alle Familiari del Clero italiane, oltreché alle sue grosse parrocchie, dedica senza risparmi le abbondanti ricchezze della sua mente e del suo cuore da quando, nel 1993, è subentrato al povero sottoscritto, il quale si è dilungato qui nel commemorare, come e costume dei vecchi, tante cose lontane, forse non più interessanti, ed ora ai pazienti lettori domanda un piccolo ricordo nella loro preghiera, che gli ottenga di poter concludere serenamente, da “servo buono e fedele”, il suo cammino terreno.

 

(* ‘Familiari del Clero – venti anni di storia’  numero unico settembre-ottobre 2002)